Intelligenza artificiale per le imprese: OpenAi_AiForum

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Che cosa si aspetta il mercato italiano dal grande boom dell’intelligenza artificiale? In quale modo il business è in contatto con il nebuloso mondo dell’AI? Le effettive opportunità che offre l’AI sono occasioni tangibili o soltanto tangenti?

Abbiamo partecipato al primo appuntamento dell’AI Forum, caldeggiato dall’Associazione italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxAI) la quale ha patrocinato anche la seconda edizione appena terminata dell’Osservatorio Artificial Intelligence, uno degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

L’Osservatorio ha condotto un’indagine sulle concrete possibilità per le imprese italiane di adottare soluzioni di AI, rispondendo così all’esigenza di fare chiarezza sul modo in cui esse si relazionano alle tecnologie di intelligenza artificiale. Questo al fine di dare un contributo sul fronte della conoscenza e della consapevolezza degli strumenti e delle opportunità, sia di utilizzo che di sviluppo tecnologico.

Il confronto con persone che lavorano all’interno delle aziende a proposito della percezione del tema dell’intelligenza artificiale ha evidenziato per esempio che il 32% degli intervistati crede che l’applicazione pratica di tecnologie di AI sia limitata a pochi settori dell’industria, credenza che non corrisponde affatto alla realtà.

Ma perché la ricerca sta investendo e sviluppando tecnologie di intelligenza artificiale?

Una percentuale importante, il 58%, suppone che l’obbiettivo sia quello di emulare la mente umana mentre il 14% è convinto che possa replicare delle specifiche capacità che sono tipiche delle persone. Non è evidente però la differenza tra AI e Machine Learning per il 35% degli interlocutori e un piccolo gruppo crede che l’intelligenza artificiale sia un bersaglio mobile.

Ma effettivamente a che cosa facciamo riferimento quando parliamo di AI?

A una branca dell’informatica che si occupa di definire i fondamenti teorici e i metodi di progettazione di sistemi hardware e software che consentano alle macchine di agire in maniera intelligente.

Il fine della cosiddetta STRONG AI è quello della creazione di una macchina in grado di agire intelligentemente almeno quanto un essere umano, se non di più; lo scenario però è ancora fantascientifico perché al momento le capacità di calcolo degli elaboratori e gli algoritmi di cui disponiamo non sono così evoluti.

Abbiamo invece raggiunto un livello molto stimolante e soddisfacente nell’ambito NARROW, nel quale una macchina riesce ad eseguire in modo intelligente un compito particolare in un ambito specifico. I successi di oggi, come ci ha ricordato Piero Poccianti, presidente di AIxAI, sono quelli raggiunti per esempio nel campo della percezione (facciamo riferimento a metodi di apprendimento che si basano su modelli di reti neurali e di deep neural networks che consentono azioni di individuazione e riconoscimento) e in quello dell’elaborazione del linguaggio naturale (NLP).

Effettivamente sono poche le imprese italiane che hanno già investito in tecnologie di AI, solo il 6 % di quelle coinvolte ha riferito di utilizzare delle soluzioni di intelligenza artificiale già integrate nei loro processi aziendali. I prodotti a disposizione adesso sono quelli off-the-shelf, che richiedono un coinvolgimento poco impegnativo da parte delle aziende che li usano; oppure modelli di Machine Learning che necessitano dei dati di chi li utilizza; infine applicazioni create per rispondere a specifiche esigenze attraverso lo sviluppo di modelli appropriati. Nell’impresa italiana però il 45% non ha ancora adottato alcuna strategia, né tantomeno ha ben chiare le idee sulle potenzialità di questi strumenti, seppur abbia riconosciuto che il mondo sta andando in questa direzione.

Infatti i dati relativi al 2018 hanno evidenziato che il mercato, tra hardware, software e servizi, ha un valore di 85 milioni di euro, escludendo tutto il settore di smart home speakers, vetture senza guidatore, robot intelligenti, droni ed altro, che si aggira intorno ai 200 milioni di euro. Le prospettive sono decisamente favorevoli!

Quali sono allora gli interessi delle aziende, cosa si aspettano in particolare e in quale modo?

Il report dell’Osservatorio pone l’attenzione sull’enorme interesse relativo ai processi di estrazione ed elaborazione delle informazioni dall’enorme quantità di dati di cui oggi disponiamo. Le soluzioni per automatizzare questi processi, ovvero gli strumenti di information extraction e data mining, sono alla nostra portata e sono supportati da un secondo elemento prezioso che è quello degli assistenti virtuali.

Tra l’altro l’ultimo dato importante che emerge dall’Osservatorio rivela che i settori di applicazione dell’AI sono tantissimi e generalizzati e la realtà italiana ha dimostrato di avere le qualità, sia a livello di strumenti e risultati della ricerca, sia a livello professionale, per soddisfare le esigenze specifiche di digital transformation. OpenAi è una proposta concreta in questo senso perché in grado di integrare tecnologie di intelligenza artificiale con i processi informativi e gestionali delle imprese.

Inoltre il nostro paese risulta essere una valida componente nella collaborazione con una rete di sviluppo di conoscenze e di tecniche a livello europeo, sulla base di un’idea e di una pratica di sapere plurale e condiviso tra gruppi di ricerca, istituzioni ed imprese. Anche noi siamo a disposizione per mostrare quale contributo OpenAi possa dare nel miglioramento dei processi aziendali e per raccogliere le esperienze delle aziende che vivono positivamente l’evoluzione tecnologica e le nuove sfide del mercato.

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